Dettaglio
I Giardini - Palombara

Se escludiamo porzioni di terreno inedificato su Via G. Garibaldi — orti Belli, Massimi, Bennicelli e altri — l’unico vero vuoto urbano pubblico, di una certa consistenza, è costituito da quella che un tempo era chiamata Via degli Olmi, rinominata dopo la grande vittoria della Prima Guerra Mondiale Sallasena: la porzione di terreno ricompresa tra Piazza Cesare Battisti e Viale XXIV Maggio.

Qui sorgevano i Giardini pubblici, organizzati originariamente come un tipico giardino ottocentesco, con rampe, tornanti, fontane — la fontana su Piazza Cesare Battisti era ubicata indicativamente sull’attuale Via Binaghi — e filari di alberi a costituire passeggiate.

Dalle foto d’epoca è interessante notare come i viottoli si dipanassero partendo da un asse principale del quale la facciata di San Biagio costituiva il termine visuale.

Con la Seconda Guerra Mondiale i Giardini furono interessati dalla realizzazione di trincee per il ricovero dell’artiglieria da contraerea, le quali, a conflitto concluso, rimasero in eredità ai cittadini palombaresi, privati dell’unica passeggiata alberata.

Nel 1949 il Geom. Aurizi, su indicazione dell’Amministrazione, propose un progetto di riorganizzazione dell’intera area attraverso un grande muro di contenimento finalizzato all’ampliamento del viale antistante San Biagio, quale naturale prosecuzione di Piazza Vittorio Veneto.

Nel 1950, con l’idea di restaurare la facciata di San Biagio, su progetto dell’Ing. Francesco Imperiali, il Sindaco Petrocchi incaricò il Geom. Tito Manlio Costantini di redigere il progetto definitivo dei giardini, sulla scorta di quanto proposto da Aurizi, prevedendo una struttura verticale di collegamento, un vero e proprio edificio, tra i vari terrazzamenti.

Nonostante il progetto di Costantini abbia sicuramente risolto le evidenti problematiche della viabilità interna al paese, anche e soprattutto in considerazione della crescente corsa alla motorizzazione, è innegabile che l’impostazione così congegnata abbia privato il paese di uno spazio verde in grado di attraversare trasversalmente il tessuto urbano, generando prospettive ormai perdute.

È comunque doveroso precisare che l’attuale stato delle cose non è conforme all’idea del progettista, certamente sottoposta a vari rimaneggiamenti. È il caso del vano scala di collegamento tra i giardini e la sottostante Via Binaghi, concepito come un vero e proprio edificio.

Nel 1959, dopo una serie di interruzioni e riprese, con la realizzazione del mosaico dell’Arch. Stelvio Botta di Piacenza, può dirsi conclusa l’opera di sistemazione urbana.

Un breve cenno è d’obbligo in merito a Piazza Cesare Battisti, altrimenti nota come ’bbeveraturi, stante la presenza di un lungo fontanile per abbeverare le bestie da lavoro, fino a venti insieme, costruito nel 1885 dal Sindaco Antonio Serafini e demolito alla fine degli anni ’50 con l’inizio della motorizzazione e dopo la nevicata del 1956.

Come accennato precedentemente, al centro si erge la nota fontana in ghisa originariamente collocata nei giardini pubblici, nell’area dell’attuale Via Binaghi.