Nel 1816 Papa Pio VII promuoveva il primo censimento degli immobili di tutto lo Stato Pontificio, mediante la redazione di mappe, oggi definite catastali, insieme all’elenco dei proprietari di fabbricati e terreni identificati da numeri o partite sulle suddette mappe.
Considerata l’enorme mole di lavoro e il numero degli esperti coinvolti, il Catasto Gregoriano fu attivato nel 1835 da papa Gregorio XVII.
Questo strumento, nato essenzialmente a scopo fiscale, costituisce oggi una valida risorsa per lo studio dei nostri centri storici. Infatti, accettati i limiti propri dell’epoca in cui è stato redatto, esso costituisce una fonte attendibile per la valutazione delle trasformazioni che i tessuti urbani hanno subito dal 1835.
Essendo strumenti messi a disposizione gratuitamente dall’Archivio di Stato di Roma, si invitano quanti volessero, anche solo per curiosità, ad accedere alla vasta raccolta online e cimentarsi nell’investigazione.
La presente sosta è stata concepita allo scopo di mostrare la validità dello strumento e, più in generale, di dimostrare l’importanza che le fonti storiche rappresentano nello studio della città.
Al contempo è utile far comprendere che il ricorso alle fonti d’archivio non può prescindere da riscontri diretti sui luoghi d’indagine, poiché uno studio esclusivamente documentale può indurre in errore dando luogo a suggestioni che, seppur abbiano poco di storico, sono da stimolo all’immaginazione.
Indagine storica
Nella mappa del Catasto Gregoriano — Comarca di Palombara — sono riportati due dati inconfutabili: il porticato che conduce alla Scuola della Madonna Bambina, oggi Polo Culturale Matteo Quaglini, non era addossato al muro del soccorso e, soprattutto, al termine di esso non vi era alcuna apertura.
Guardando la facciata del fabbricato si possono distinguere facilmente le opere realizzate, evidentemente successive alla data di redazione della mappa, che hanno previsto sia l'ampliamento del corpo di fabbrica che l'apertura dell’accesso.
Preso atto di questo, con molta probabilità, possiamo affermare che originariamente da valle si sarebbe potuto traguardare con lo sguardo l’intero muro del soccorso fino ad intravedere l’imponente mole del castello a monte.
Il risultato di questa indagine dà forza ad un dato orale, trasmesso da generazioni in generazioni, relativo al fatto che fino a “qualche anno fa” non fosse possibile costruire nulla a contatto con le mura del castello.
Ipotesi plausibile
Nella mappa non è chiaro quale fosse l'andamento delle strade al termine di quelle che più comunemente sono chiamate le colonnette: la strada che da Piazza Vittorio Veneto sale verso l’antico borgo.
Dal confronto tra la situazione attuale e la mappa del 1835, la logica vorrebbe che in luogo dell’attuale svolta ci fosse un vuoto.
Questa circostanza ha indotto lo scrittore locale Franco Pompili a formulare in passato l'ipotesi di un antico ponte levatoio che, in maniera piuttosto insolita, avrebbe consentito il passaggio di truppe e carri risolvendo il problema del presunto vuoto.