Dettaglio Finestra
La finestra con gli stemmi - Palombara

Seguendo il nostro percorso, tra vicoli e scorci del borgo, è possibile imbattersi in alcune finestre decorate, alcune con stemmi, altre più semplici ma non meno affascinanti. Tra queste, ce n’è una in particolare che catturò l’attenzione, alla fine dell’Ottocento, del pittore Simone Scipione, il quale la rese protagonista di un celebre acquerello.

Quell’opera, apparentemente modesta, suscitò anni dopo l’interesse del professor Federico Zeri, che nel 1984 le dedicò un articolo sul giornale “La Stampa”. Il motivo di tanta attenzione risiede nel valore simbolico dell’acquerello, rappresentativo di una sensibilità artistica che, tra Quattrocento e Cinquecento, aveva avviato una riscoperta della tradizione classica.

In quell’epoca, infatti, si cercava di rispondere a nuove esigenze attraverso forme e linguaggi del passato: una tendenza che oggi definiamo proto-rinascimentale. Un esempio emblematico di questo approccio è il Tempio Malatestiano di Rimini, opera di Leon Battista Alberti, che seppe reinterpretare l’antico in chiave nuova.

Simone Scipione, nel suo acquerello, non si limita a riprodurre fedelmente la finestra, ma la ricolloca in un contesto diverso, quasi ideale. Una scelta che può sorprendere solo se letta con occhi moderni: alla fine dell’Ottocento, infatti, l’attenzione degli artisti era spesso rivolta più al fascino del pittoresco che alla precisione documentaria.

La finestra stessa, tuttavia, parla un linguaggio architettonico ben preciso. La sua fattura richiama esempi coevi presenti in altri centri della Sabina, come Vicovaro e Fara Sabina, territori storicamente legati alla potente famiglia degli Orsini. Questa somiglianza apre uno squarcio su una stagione di forti contrasti dinastici, in particolare quelli legati all’elezione di papa Innocenzo VIII nel 1484, quando Orsini e Colonna — insieme ai Savelli — si trovarono su fronti opposti.

Un dettaglio decorativo, la rosa scolpita nell’imbotto della finestra, sembra rimandare a uno degli episodi più turbolenti della storia di Palombara: la conquista del 1503 da parte degli Orsini, con il coinvolgimento di Cesare Borgia. Più che una vera conquista, tuttavia, si trattò di una consegna: Palombara passò infatti nelle mani di Cesare per volontà del padre, Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI. Un dominio breve, destinato a durare appena sei mesi, ma sufficiente a lasciare un segno nella memoria del luogo.

Per comprendere appieno questo episodio, è necessario tornare indietro di qualche anno, in un periodo segnato da alleanze mutevoli e conflitti tra le grandi famiglie romane.

Nel 1486 papa Innocenzo VIII si schiera apertamente con i Colonna e i Savelli, arrivando a concedere a questi ultimi il feudo di Castel Gandolfo. Una scelta che alimenta il malcontento degli Orsini.

Nel 1492, con l’elezione di Rodrigo Borgia al soglio pontificio con il nome di Alessandro VI, la scena politica si fa ancora più complessa. Figura controversa, il nuovo papa si muove con abilità tra intrighi e alleanze, alimentando le tensioni tra le grandi casate.

Due anni dopo, nel 1494, Carlo VIII di Francia scende in Italia con il suo potente esercito diretto verso il Regno di Napoli. Il suo ingresso a Roma mette in pericolo il papato, ma Alessandro VI riesce a salvarsi. In questa fase, Colonna, Savelli e Della Rovere si schierano con il re francese, mentre gli equilibri cambiano rapidamente.

Lo scenario si ribalta: i Borgia, insieme ai Colonna e ai Savelli, si avvicinano al re di Napoli, Ferrante I d’Aragona, mentre gli Orsini si schierano con la Francia. Le tensioni attraversano anche le singole famiglie. I Savelli, già divisi da una convenzione del 1476 che aveva separato Palombara tra due rami, vedono riaccendersi il conflitto interno: Troiano, legato alla zona di Sant’Egidio, soccombe nella contesa con Troilo, della parte di San Biagio.

Sono anni di scontri violenti per il controllo della Sabina, e Palombara diventa uno dei centri principali di questo confronto.

Nel 1498, con l’accordo di Tivoli tra Orsini-Savelli e Colonna-Savelli, si tenta di ristabilire un equilibrio attraverso la restituzione dei territori contesi. Ma la pace è fragile.

Nel 1501 i Colonna cedono Subiaco ad Alessandro VI, sostenuto dagli Orsini. Troilo Savelli viene ferito e catturato durante la presa di Capua, mentre il papa rafforza la propria posizione alleandosi con francesi e spagnoli, ormai padroni del Regno di Napoli.

A questo punto Alessandro VI dichiara ribelli i Savelli e i Colonna, li scomunica e assegna i loro territori agli Orsini, che occupano Palombara per circa un anno.

Ma il gioco delle alleanze continua a mutare. Lo stesso papa decide poi di colpire gli Orsini, che per la prima volta si alleano con i Savelli contro di lui, devastando i territori intorno a Roma. Giulio e Silvio Savelli riescono a riconquistare Palombara, ma la mantengono solo per breve tempo.

Nel 1503 Cesare Borgia entra nuovamente in scena. Palombara gli viene consegnata dal padre, ma, per evitare ulteriori distruzioni, il suo dominio dura appena sei mesi.

La morte di Alessandro VI segna una svolta. Dopo il brevissimo pontificato di Pio III, sale al soglio Giulio II, che riesce a riportare un equilibrio tra le grandi famiglie. Orsini, Colonna e Savelli trovano una nuova stabilità e i territori vengono restituiti.

Palombara torna così ai Savelli, divisa tra Troilo e Giacomo, quest’ultimo legato alla famiglia Farnese.

Così, osservando una semplice finestra lungo il percorso, si apre davanti agli occhi del visitatore una storia fatta di arte, simboli e potere: un intreccio di vicende locali e grandi eventi che hanno attraversato l’Italia rinascimentale, lasciando tracce ancora visibili nelle pietre del borgo.