Dettaglio Campanile
Campanile di San Biagio e Giovan Battista Tosi - Palombara

Come sappiamo, la forma circolare di Palombara Sabina è dovuta alla sua origine di borgo medievale arroccato, sviluppatosi a spirale attorno al fulcro centrale del Castello Savelli. Oggi, tuttavia, avvicinandoci al Paese possiamo ammirarne la caratteristica forma conica e tondeggiante, che le dona una sorta di morbidezza nel salire.

In realtà, l’attuale conformazione è dovuta principalmente allo sviluppo urbanistico post medioevo. Una testimonianza significativa di questo cambiamento la si può notare proprio accedendo da Porta Nuova e guardando il campanile della Chiesa di San Biagio.

Sicuramente agli osservatori più attenti non sarà sfuggito un particolare molto importante: la posizione dell’orologio posto sul campanile di San Biagio. Questa è testimonianza dell'originaria posizione della facciata della Chiesa che, fino alla seconda metà dell’800, era rivolta, come tutta la vita del Paese, all’interno delle mura. Una posizione assiale che consente la visione dell'ora appena attraversata la Porta Nuova.

Tra storia e leggenda

A questo punto, compiendo un importante salto temporale, ci catapultiamo dal 1200 direttamente nel XVI secolo per introdurre un singolare personaggio che, oltre a tenere alto il blasone di Palombara e dei palombaresi all’epoca, ci darà la possibilità di anticipare alcuni importanti elementi.

Siamo nella Palombara della seconda metà del 1500. Dopo Rieti, Palombara era il secondo centro abitato più importante della Sabina e la sua fama, dopo l'assedio e il successivo saccheggio da parte delle truppe spagnole guidate dal Duca d'Alba nel 1556, era notevolmente cresciuta.

In questo periodo i conflitti bellici assumono altre dimensioni e si spostano all’esterno dello Stato Pontificio. La tranquillità del periodo favorisce così l’immigrazione di nuove famiglie provenienti in particolare dalle Marche e dall’Umbria.

Si forma così una classe di piccoli proprietari, alcuni dei quali appartengono al corpo dei Balestrieri. Oggi il contesto principale in cui appaiono i balestrieri è la Sagra delle Cerase, una delle feste più antiche d'Europa, fondata nel 1928. Questi piccoli proprietari avevano ricevuto per le loro opere pezzi di terra e altro.

La famiglia Savelli, ormai in declino, è padrona del feudo e ne amministra ancora la giustizia, valorosa in battaglia quanto poco incline alla buona gestione economica. Anche se l’ulivo secolare di Palombara, noto come “U Livò”, testimonia una millenaria tradizione olivicola locale, rendendo plausibile la produzione di olive e olio già nel 1500, va segnalato che nello statuto vigente all’epoca non c’è riferimento all’olivicoltura.

La coltura dell’olivo inizierà ad avere il suo sviluppo a partire dal XVII secolo, dando vita alla decennale vertenza dei frutti con l’osso e senz’osso, che avremo modo di approfondire nel corso del nostro passaggio in piazza. È pacifico comunque pensare che non vi fosse una vera e propria attività agricola capace di generare economia, ma che si praticasse piuttosto l’allevamento di bestiame.

Duca di Palombara era Bernardino Savelli, che sposò Lucrezia Anguillara, da cui ebbe Paolo Federico e Giovanni. Bernardino, protagonista in diverse battaglie anche fuori dal confine dello Stato della Chiesa, viene nominato nel 1586 da Sisto V Duca di Castel Gandolfo.

I Savelli vantano ancora un grande patrimonio. Tuttavia, su alcune proprietà iniziano a gravare delle ipoteche, segno dei tempi e dell’emancipazione della popolazione dei feudi. Con il tempo si trovarono ad affrontare una complessa crisi economica.

Uno dei fattori che la determinò probabilmente fu la mancanza di una vera e propria organizzazione tributaria. Nella vertenza dei frutti con l’osso e senz’osso, infatti, i Savelli vengono dipinti solo in maniera demagogica come oppressori o tiranni, atteggiamento che non ebbero.

In un simile contesto, nel 1558, Giovan Battista Tosi viene nominato da Bernardino Savelli, duca di Palombara e generale di Santa Chiesa, capitano di compagnia di 250 fanti.

Da quel momento, per le sue gesta e il suo valore, sarà conosciuto come Capitano Palombara. Trionfatore nei campi di battaglia, egli venne incoronato vincitore anche nel celebre Torneo del Belvedere.

Questo era un prestigioso torneo indetto da Papa Pio IV in occasione delle nozze tra Annibale Altemps, suo nipote, e Ortensia Borromeo, cui presero parte tutte le più importanti famiglie nobili dell’epoca: Orsini, Massimo, Colonna, Pallavicini, Cesarini e Savelli.

Rappresentante dei Savelli fu proprio Giovan Battista Tosi. Bernardino Savelli, che ben conosceva le sue qualità, lo aveva infatti esortato a partecipare, provvedendo egli stesso al cavallo, ai vestimenti e alle armi.

Il giorno del torneo, come raccontano le fonti del tempo, circa 3000 persone accorsero in Vaticano per assistere. Le gentildonne, le baronesse e le signore romane, accompagnate nella Torre Borgia, fecero corona alla sposa: in quel luogo fu vietato l'ingresso agli uomini.

I cardinali, ventidue in tutto, si sistemarono invece nell'appartamento del cardinale Carlo Borromeo, il futuro santo. Nel frattempo, in campo si schieravano le dodici squadre, ciascuna composta da sette cavalieri.

All'innalzare della bandiera bianca e gialla, il torneo ebbe inizio. All'abbassarsi delle visiere dei cavalieri, fu uno spettacolo difficile da raccontare per quanto incredibile. Tre cavalieri, urtandosi, rimasero morti in campo, uno spallato.

Il combattimento tra il conte d'Avalos e d'Altemps fu estremamente avvincente, essendo i due stati rivali in amore per la conquista della giovane sposa. Quando lo sposo, disarcionato, cadde a terra come morto, dalla Torre Borgia si levò il dolore di Ortensia.

Al combattimento, che ebbe termine all'una e mezza di notte, seguì la cena, dove Capitano Palombara ricevette in dono dalle mani della sposa una croce con quattro smeraldi, quattro rubini, due diamanti e altre pietre preziose, avendo spezzato tutte e tre le lance ed essendo stato decretato vincitore per tutte le specialità.

È probabile che, dopo il torneo, il Capitano Palombara sia tornato nella sua terra, accolto trionfalmente, prima di imbarcarsi nella flotta di Pompeo Colonna e affrontare il nemico turco.

Giovan Battista Tosi fu presente nelle maggiori battaglie dell'epoca. Egli rimane, però, nella memoria di tutti come il trionfatore del Torneo di Belvedere del 1565. Siamo a parlarne in questo particolare luogo perché è in questa zona del borgo che il Capitano Palombara trascorse gli ultimi anni di vita, nella sua dimora vicino San Biagio, intorno al 1600.