Dettaglio Porta Nuova
Porta nuova - Palombara

Nella prima tappa abbiamo introdotto tre importanti elementi che caratterizzarono lo sviluppo di Palombara:

  1. l’influenza longobarda, popolazione che si fuse con gli abitanti locali, da cui si origina il nome;
  2. la ripresa di peculiarità organizzative e civili, di cui lo statuto di Palombara sarà un tipico esempio;
  3. il ruolo centrale che all’epoca ricoprivano le abbazie, grandi proprietarie di terreni, per lo più lasciti, e quindi datrici di lavoro attraverso agricoltura e bestiame. Erano estremamente ricche, in grado di assistere i bisognosi e, data la loro cultura, anche di curare gli ammalati. In particolare, le più potenti erano quella di Subiaco a sud, sotto l’influenza imperiale, e quella di Farfa a nord, sotto l’influenza papale; così San Giovanni in Argentella si poneva da spartiacque tra le rispettive mire espansionistiche, con Palombara quale luogo inespugnabile, strategico e di frontiera.

  4. Elementi importanti per capire i motivi che spinsero la potente famiglia dei Crescenzi–Ottaviani, legati all’imperatore, a instaurare il loro dominio su questo territorio, alla ricerca di un’autonomia rispetto a Roma che, dopo il declino dei Longobardi, andava riacquisendo il suo decoro dopo il lungo periodo di decadenza.


  5. Ottaviano I diviene il primo conte di Palombara. Il castrum e San Giovanni in Argentella sono così patrimonio degli Ottaviani. In questo periodo il Castrum Palumbarie diviene inespugnabile non solo per la sua difficile ascesa, ma anche per l’aggressività delle milizie arruolate e addestrate tra la popolazione autoctona. Cresce quindi il numero di abitanti dentro le mura, che vengono erette determinando una prima fase di incastellamento. Si avverte la necessità di avere una chiesa più ampia. Si va così a definire un primo embrione di quello che sarà poi il centro intorno al quale prenderà vita il paese: due porte, quattro torri, la chiesa di San Biagio e San Giovanni, gioiello romanico.

È interessante analizzare l’originaria viabilità di questo primo nucleo cittadino, che influenzerà tutto lo sviluppo successivo del borgo medievale...

Una lettura del territorio in questi termini giustificherebbe la presenza dei due originari accessi al nucleo medievale del paese: la Porta Nuova, ad est, e la Porta Sant’Egidio a ovest, connesse, a loro volta, da una strada, via G. Matteotti, caratterizzata da leggerissime variazioni altimetriche.

Sulla base della stessa ipotesi evolutiva verrebbero a giustificarsi inoltre sia la realizzazione di una cinta muraria a ridosso di detta viabilità, sia la presenza, proprio lungo queste strade, dei fabbricati più antichi. Aspetti urbanistici che avremo modo di osservare lungo il percorso.

Interessante da notare sono alcuni particolari architettonici che, oltre all’arcata della Porta Nuova, ritroveremo in più occasioni nel corso del nostro cammino: cannicciati e carbonizzazione.

Il rivestimento delle volte con “cannicciati” o “arelle”, ovvero intonaci posti su canne palustri, è un dettaglio sul quale è opportuno fare delle riflessioni, anche alla luce della crescente attenzione alle costruzioni ecosostenibili.

La canna palustre, Phragmites communis, è una fibra vegetale con buona capacità termoisolante, traspirante, atossica, resistente all’umidità, all’attacco di roditori, muffe e alla putrescenza; ma la caratteristica che in passato l’ha resa particolarmente adatta all’utilizzo nelle volte è certamente la capacità ignifuga, dovuta alle alte percentuali di acido silicico presente nelle fibre.

L’insieme di tutte queste caratteristiche ha recentemente riacceso l’attenzione su questo ottimo materiale da costruzione; lo dimostra tutta una serie di prodotti che, utilizzando la canna palustre, guardano al futuro con la saggezza derivante dal passato.

La tecnica di carbonizzazione del legno, della quale possiamo avere vari esempi nel corso del trekking, consiste nella bruciatura o fiammatura superficiale delle strutture in legno. Ha il duplice scopo di proteggere il legno, preferibilmente resinoso, dagli agenti atmosferici e difenderlo dagli attacchi di insetti che potrebbero insediarsi nel materiale.

Tutto ciò avviene attraverso lo strato di carbonio che viene a formarsi superficialmente a seguito del trattamento, tecnica giapponese nota come Shou Sugi Ban, ripresa anche dallo Studio Architettura Zwarthout, olandese.

C’è poi un costante utilizzo di elementi decorativi per scopi diversi da quelli originari, come nel caso dell’imbotto a sostegno del balconcino a destra della porta.

La nascita del castrum permette l’instaurarsi di abitazioni al suo interno e di avviare piccole pratiche agricole in un’area finalmente protetta. All’epoca degli Ottaviani c’era una cucina più energetica che raffinata, come la definisce il Pompili, ricca di legumi, quindi zuppe e farinacei, così come per i gladiatori e i lottatori di sumo.

Siamo negli anni dello Scisma d’Oriente, 1054, e delle prime Crociate, 1096, del Concordato di Worms tra l’imperatore Enrico V di Franconia e papa Callisto II, che porrà fine alla lotta per le investiture.

È un periodo in cui la contrapposizione tra potere temporale e spirituale ha la sua maggiore espressione nelle figure del papa, sovrano pontificio, e dell’imperatore. Nel 1152 Federico Barbarossa diviene imperatore.

Una figura a cui la famiglia degli Ottaviani, nella lotta di potere con papa Alessandro III, fu molto vicina, nel periodo della Palombara ghibellina, tanto che questi, nel corso della campagna italica, trovò ospitalità presso il castello di Palombara.

I rapporti con i diversi pontefici che si alterneranno al soglio pontificio saranno il fattore che più di altri determinerà il destino di Palombara. Una storia così intrecciata alle vicende papali tanto da annoverare tra i suoi ospiti anche un antipapa nel 1179, cioè un papa di espressione imperiale in contrapposizione alla Chiesa.

Lando da Sezze fu una sorta di consigliere morale di alcune tra le più potenti famiglie filoimperiali, tra le quali spiccava quella degli Ottaviani. Furono proprio queste ad eleggerlo antipapa.

Non è chiara quale fosse la posizione del Barbarossa in merito: se infatti da un lato questi sembra avesse le mani legate dagli accordi sanciti con papa Alessandro III e i Comuni, dall’altra probabilmente non scoraggiò l’elezione.

Lando, che prese il nome di Innocenzo III, era abile diplomatico e si dice anche insaziabile amatore. Queste sue peculiarità gli permisero di accrescere i consensi attorno alla sua figura.

Sul suo conto si narrano storie che non hanno nulla da invidiare a trame di attuali film horror. Si dice, ad esempio, che ogni primo venerdì del mese, a mezzanotte, l’antipapa si incontrasse direttamente con Lucifero, che gli impartiva ordini contro la Chiesa. Oppure che la terra su cui poggiava i piedi divenisse cenere e sterile per sette generazioni.

Il venir meno del suo consenso andò di pari passo con il crescere del proprio ego. Quando Alessandro III inviò dai conti di Palombara un proprio messo per chiederne la consegna, questa avvenne semplicemente dietro il pagamento di qualche moneta d’oro.