Siamo così arrivati all’ultima tappa di questo nostro trekking. Concludiamo il percorso di scoperta osservando da vicino ciò che avevamo già intravisto da via Garibaldi: la Chiesa di Santa Maria del Gonfalone, originariamente Chiesa dell’Annunziata.
La data di edificazione di questa chiesa, situata fuori dalle mura di Palombara, non è del tutto chiara e nel tempo ha dato origine a diverse ipotesi, formulate a partire dai primi anni del Novecento.
Una di queste ne colloca la costruzione nel Trecento, sulla base della Visita Pastorale del 1343, nella quale per la prima volta si parla di una chiesa extra portam, sede di una Confraternita.
Questa interpretazione contrasta però con le iscrizioni poste sul fondo dell’edificio, che indicano come periodo di costruzione gli anni 1507–1510, data della consacrazione.
Proprio nel 1507 Troilo e Giacomo Savelli ne promuovono l’ampliamento, mentre nel 1588 la chiesa viene affidata alla Confraternita del Gonfalone.
La tipologia ad aula, tipicamente francescana, fa supporre un diretto legame con il vicino Convento di San Francesco e, più in generale, con l’attività di evangelizzazione dei Francescani.
Altre ipotesi, avanzate dagli storici palombaresi Luttazzi e Silvi, la interpretano invece come luogo destinato all’assistenza degli agricoltori.
L’attuale facciata settecentesca è opera dell’architetto Antonio Asprucci, che la realizza nel 1770 a spese della Confraternita, completando così le principali fasi costruttive della chiesa così come la vediamo oggi.
Nel 1898 vengono effettuati interventi di consolidamento e di adeguamento dell’impianto; risalgono invece al 1955 le più recenti opere di ripristino del tetto, danneggiato da un bombardamento durante l’ultima guerra mondiale.
L’impianto della chiesa di Santa Maria del Gonfalone è costituito da un corpo centrale a navata unica, circondato da una serie di ambienti oggi destinati a sacrestia e deposito, alcuni dei quali in passato erano adibiti a cucina e refettorio.
L’aula centrale, preceduta da due cappelle voltate a crociera, è divisa in due parti da un arco che separa la navata, coperta da una struttura lignea, dal presbiterio, voltato anch’esso a crociera.
La facciata è articolata in un corpo centrale, coronato da un andamento ondulato, affiancato da due corpi laterali più bassi.
Un’arcata a tutto sesto ridisegna la superficie del prospetto raccordandosi alla finestra sottostante, incorniciata ad ovato, a sua volta collegata nella decorazione a un ulteriore arco a tutto sesto poggiato sulla trabeazione del portale.
L’esterno è caratterizzato da un’intonacatura color ocra.
Ci troviamo in un luogo di passaggio, e non era raro che in punti come questo sorgessero chiese con funzione di riferimento e di ricovero.
Sul colle che si osserva alle spalle dell’edificio sorgeva infatti un antichissimo ospedale, già attivo all’epoca della cella di San Giovanni, dove ci si dedicava alla cura dei poveri e dei viandanti.
Gli ultimi custodi furono Giovanni Flandrico e la moglie Niccola da Lotheringia, come ricorda Luttazzi, storico palombarese.
Chiusura
Fine del percorso
Concludiamo il nostro giro con questo breve ma significativo pensiero dell’architetto e saggista Franco Purini:
“…la città non è soltanto un contesto che va interrogato, interpretato e modificato, ma qualcosa di più: un organismo vivente che trova nella sua memoria i motivi più autentici della propria evoluzione”.Torna all’itinerario